Il PD ha proposto un referendum abrogativo per far si che le leggi già approvate, vengano ritirate.
Veltroni sul referendum abrogativo: “Noi faremo questa raccolta di firme, sperando che il governo cambi indirizzo…”
Di Pietro: “ieri a piazza Navona c’è stato un fatto democraticamente inaccettabile, un pulmino è stato fatto entrare in piazza con delle persone che si trovavano apposta lì per provocare”
i manifestanti protestano: “una legge che si trova contro tutti gli studenti vuol dire che ha contro tutti coloro che hanno a che fare con la scuola!”
Il Popolo delle libertà risponde: “L’obiettivo è dare dignità alla scuola e a chi ci lavora, torniamo al passato in maniera adeguata, la difesa è dei baroni che vogliono strumentalizzare la cosa e conservare il posto ai loro figli”
Ma è davvero adottando questo sistema e tagliando i fondi all’istruzione che si risolve la faccenda “baroni” nelle università?
il referendum attacca la maggioranza…
Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha affermato di voler troncare ogni forma di protesta sul nascere, mandando un avvertimento a Veltroni sulla presentazione del referendum abrogativo
“Sono il PD e Veltroni che non vogliono la legge, l’alternativa è quella di riprendere la vecchia normativa”
Intanto a Montecitorio si riuniscono i convocati contro il decreto 133 e il provvedimento Gelmini attuati dal governo.
D’Alema si esprime: “dal punto di vista parlamentare bisogna ritirare la legge in questione”
Se il popolo italiano è sceso in piazza a manifestare contro la 133/08 e la 137/08, un motivo deve pur esserci… evidentemente queste leggi/decreti non vengono condivisi dai cittadini, di conseguenza sarebbe giusto ascoltare anche l’esigenza dell’altra parte: l’Italia.
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Munky, università degli studi del Molise
Ecco il piano per l’università
Fonte Raffaello Masci – La Stampa ROMA – E adesso tocca all’università. Lo ha annunciato ieri lo stesso ministro Mariastella Gelmini, dopo aver commentato il varo definitivo del contestato decreto sulla scuola: «Entro una settimana – ha detto – presenterò il piano». Ed è probabile che, come sta avvenendo per la scuola, anche questo provvedimento possa suscitare polemiche infinite e proteste.
Si sa, per esempio, che verrebbe – per intanto – bloccato il megaconcorso già in atto che sistemerebbe baroni e baronetti ma metterebbe per anni un tappo sul turn over, a tutto danno dei giovani. Si dovrebbe mettere fine anche alla parentopoli infinita che alligna nei nostri atenei, ai corsi di laurea pletorici frequentati da quattro gatti, alla finanza allegra che governa i bilanci di molti atenei, alla rete delle sedi universitarie piccole, costose e disseminate sotto ogni campanile.
Tutte queste norme (più altre, ovviamente) saranno contenute in un disegno di legge sul cui testo sta ancora lavorando l’ufficio legislativo di viale Trastevere, ma il cui criterio ispiratore – dicono fonti parlamentari – resta quello che la Gelmini si diede anche per la scuola a suo tempo: «La scuola – disse parlando la prima volta alla Commissione Istruzione della Camera – ha bisogno di cambiamenti, non di riforme».
E anche nel caso dell’università, quindi, non si tratterà di una riforma palingenetica, ma di aggiustamenti che dovrebbero sanare alcuni problemi, cui la Gelmini stessa aveva fatto riferimento già il 24 ottobre scorso, parlando a palazzo Chigi, quando disse che avevamo troppe università, troppi corsi di laurea, troppe materie con il risultato finale di avere meno laureati del Cile. A questo ddl il ministro sta lavorando da prima dell’estate, praticamente da quando si è insediata, e il metodo a cui si è affidata non è quello tradizionale della «Commissione» di esperti, ma quello più agile del «Gruppo di lavoro» a cui hanno partecipato, con i tecnici del ministero e con alcuni parlamentari notoriamente esperti del ramo, anche studiosi, giornalisti, intellettuali.
A questo provvedimento potrebbero seguirne anche altri in materia di ricerca. L’obiettivo, caldeggiato da molti all’interno del Pdl, sarebbe quello di arrivare all’abolizione del valore legale del titolo di studio per favorire una concorrenza tra le università, tutta fondata sulla qualità e sul merito.
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